martedì 9 febbraio 2016

Giorno 10, Istituto delle Pie Madri della Nigrizia - Verona (17 luglio 2015)

Giorno 10, Istituto delle Pie Madri della Nigrizia - Verona (17luglio 2015)

Il giardino delle Pie Madri della Nigrizia sarà anche un'oasi di pace ma per Jonathan e Santiago la notte non è stata per niente pacifica: abituati a dormire fuori, questa notte i due sono stati tormentati dagli insetti, soprattutto dalle formiche, che non li hanno lasciati stare nemmeno per un minuto. Non che a tutti gli altri sia andata meglio, dentro la tenda (ma anche fuori) il calore era decisamente insopportabile, si sente che siamo vicini alla pianura, la temperatura è alta già di primo mattino. Prima di partire le suore, dopo la preghiera del mattino, ci offrono un caffè, la benedizione e il libro di Papa Francesco, speriamo che anche la protezione divina ci accompagni per gli ultimi km del viaggio! La discesa ricomincia, a fondo valle c'è foschia, l'umidità è forte e in Pianura Padana staranno morendo dal caldo, ma anche in collina non si scherza: l'erba secca e giallognola ci ricorda che durante l'estate non è quasi mai piovuto e camminando sulla strada sterrata alziamo piccole nuvole di polvere. Incontriamo nuovamente gli ulivi, sono molti in questa zona, a Karam pare di essere in Palestina, ma dopo un po' compaiono anche dei campi di lavanda, ed ecco che veniamo trasportati in Provenza! Pian piano ci avviciniamo al Castello di Montorio, notiamo le sue torri da distante, per noi rappresenterà l'ultima collina del viaggio. Dopo gli oliveti attraversiamo anche i vigneti, con questo caldo l'uva sarà buona quest'anno, fino ad arrivare al misterioso Piloton. Il Piloton è un monolito eretto sul crocevia di cinque strade ed è avvolto da un alone magico, la sua origine non è certa ma dovrebbe risalire all'epoca romana, che lo avrebbero utilizzato come miliario o, addirittura, indicherebbe il punto da dove sorge il sole nel solstizio d'estate agli abitanti della Verona romana, essendo orientato perfettamente con il forum. Per il buon Jonathan, ancora dolorante, stare sotto l'ombra creata dal Piloton non è altro che un sollievo dal sole del mattino, in barba a centinaia di anni di storia! Siamo tutti stanchi ed accaldati, pure Nicky che di solito è un furetto sempre in movimento e che adesso cerca di approfittare dell'ombra di una piccola vite.


La Valpantena e, in fondo, coperta dalla foschia, Verona


L'ultima collina, quella di Montorio. Si notano il castello e la torre di San Michele


Un accaldato Nicky cerca ombra sotto una vite


Il Piloton

Dal Piloton potremmo scendere direttamente a Montorio ma decidiamo di fare una piccola deviazione al vicino Forte John, un fortino abbandonato costruito nell'epoca degli Austriaci a Verona. Io ed Andrea lo conosciamo bene, ci siamo entrati parecchie volte, ed ora è la volta di far conoscere anche ai nostri amici la bellezza dell'edificio: in fondo, l'esplorazione dei forti di Monte e Ceraino ci aveva molto appassionato e bisogna ripetere l'esperienza!. Entriamo da uno stretto buco sulla parete sud e la prima cosa che notiamo è la freschezza delle oscure stanze del fortino; quasi quasi meglio restare qua dentro! Al centro della costruzione troviamo il grande cortile, invaso dalle sterpaglie, mentre tutto attorno si affacciano le celle e gli spazi comuni dei militari, con le mura deturpate dalle scritte dei vandali. Ci intrufoliamo nei sotterranei dell'edificio, come novelli Indiana Jones, poi ci arrampichiamo sulle mura per godere del bel panorama. Ci rendiamo conto che Verona è proprio vicina ma basta dirigere il nostro sguardo verso nord per scorgere nuovamente tutte le montagne che abbiamo affrontato. Per adesso la nostra attenzione è rivolta verso Montorio, che significa acqua fresca, gelato e pausa, ed in un attimo siamo nuovamente in cammino verso la piccola frazione di Verona. Per scendere verso la pianura passiamo vicino al castello che sovrasta la collina ma non proviamo neanche ad entrare, un grande portone di legno lo rende inaccessibile. Finalmente, dopo tanti chilometri su e giù tra colline e montagne, i nostri piedi calpestano nuovamente un terreno pianeggiante, in questo momento sentiamo proprio che il nostro viaggio è agli sgoccioli. Jonathan non ce la fa più dal dolore al tendine e solo la promessa di un gelato enorme dona in lui la forza extra per continuare a camminare. Arriviamo a Montorio all'altezza del laghetto Squarà, una grande risorgiva che alimenta i numerosi fossi che caratterizzano la frazione. Come una piccola Venezia, Montorio è percorsa da molti corsi d'acqua cristallina, noi li seguiamo e ci meravigliamo della loro semplice bellezza, si scorgono anche mulini, chiuse e ponticelli, laghetti, cigni ed anatre, che donano al luogo un aria leggermente romantica. Finalmente, arriviamo alla piazza principale, che per noi significa relax. Invece della gelateria scegliamo un bar pasticceria che viene barbaramente invaso dalla nostra compagnia. Ci rilassiamo tra brioches, cappuccini, succhi di frutta e pastine, anche se io e Santiago tiriamo fuori l'argentino che è in noi, ordinando un fresco Fernet Coca che, a stomaco vuoto, ci fa vedere ben presto le stelle! Purtroppo Jonathan non ce la fa più, il dolore al tendine è troppo forte e decide di evitare gli ultimi chilometri di viaggio prendendo un bus per il centro città ed poi aspettarci là.


Santiago passeggia sul forte John


I sotterranei del fote John


Un canale di Montorio


Molino tra le case di Montorio

Ci separiamo a malincuore da Jonathan, ma sappiamo che è meglio per lui terminare la sua lunga e faticosa camminata. Noi proseguiamo per strade più trafficate, siamo tra colline e campagna, ma la città è ad un passo e il numero di macchine aumenta considerevolmente. Usciamo da Montorio, attraversiamo il lungo viale della caserma Duca ed infine arriviamo a San Michele Extra, il quartiere mio e di Andrea, ma anche di Francesco e Stefano. E' l'ultimo quartiere a est di Verona e conserva ancora le caratteristiche di una frazione isolata rispetto alla città. Io e Andrea camminiamo felici tra le "nostre" strade, ma siamo tutti più contenti quando decidiamo di passare da casa mia. Non sarà molto in spirito con l'avventura, ma qualche minuto sul divano e qualche birretta fresca sono una tentazione troppo grande! Relax, ecco tutto ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento. Siamo stanchi, non avrei mai detto che nell'ultima tappa, in apparenza la più facile, ci saremmo sentiti così affaticati. Ma, come un araba fenice, dopo un'oretta di riposo resuscitiamo, di nuovo in forze per affrontare gli ultimi km del viaggio: per facilitarci la vita, lasciamo gli zaini a casa per camminare in leggerezza.
Lasciamo le strade trafficate per scendere di qualche metro, sotto la strada e sotto la ferrovia, allo stesso livello della campagna. La città è appena sopra di noi, ma qua si respira tutt'altra atmosfera, molto più bucolica, alberi e campi riprendono prepotentemente spazio a cemento ed asfalto. Superiamo la Fontana delle Monache, una sorgente, vicino alla quale saltellano nervosi decine di conigli, poi, proseguendo verso il fiume Adige, ci imbattiamo in un campo sul quale si stagliano le rotondeggianti figure delle balle di fieno: Karam è emozionato, si gioca di nuovo! Il sentiero, battuto da numerosi ciclisti, runners e camminatori, segue l'Adige, è la terza volta che lo incrociamo durante questo viaggio, ogni volta con caratteristiche diverse. Se non fosse per il sole, alto in cielo e con i forti raggi diretti contro di noi, camminare sarebbe piacevole, ma anche senza zaini siamo ben presto zuppi di sudore. Arriviamo alla fine del sentiero dopo aver salutato i cavalli del maneggio prima del ponte di San Francesco, quindi lo attraversiamo e ci addentriamo nella città. Ancora poche centinaia di metri e ce l'abbiamo fatta! Superiamo la tomba di Giulietta, passiamo sotto le mura comunali, le costeggiamo fino al municipio e finalmente facciamo la nostra entrata a Piazza Bra.


Santiago e Karam felicissimi per essere arrivati a "casa"


Camminando senza zaini per Giarol Grande


Gli alti alberi di Giarol Grande


Ancora balle di fieno, al fondo la cupola della chiesa di Madonna di Campagna


E Karam non poteva certo resistere a scalare una balla!


E' fatta! Il GR VR è finito! Intorno a noi ci sono centinaia di turisti, intenti a fotografare i monumenti e a farsi improbabili selfie davanti all'Arena, noi ci sentiamo degli alieni in mezzo a tutta questa gente, sporchi, sudati, arrossati ed ancora con i bastoni in mano, ma questo è il nostro momento di gloria e tutto quello che ci circonda non importa. Scorgiamo Jonathan sugli scalini del municipio, appare un po' scocciato per il nostro ritardo - in effetti ce la siamo presa comoda, soprattutto a casa - ma appena ci raggiunge l'esultanza si fa ancora più grande. Dopo i minuti iniziali di euforia, pian piano ritorniamo alla normalità e ci accorgiamo che non dobbiamo più camminare. Dieci giorni sono passati in fretta, abbiamo calpestato decine di chilometri di sentieri, sudato litri di sudore, mangiati chili di pasta e pane, inveito contro le salite più dure e dormito come sassi anche sui terreni meno comodi, ammirato panorami magnifici e stretto forti legami tra di noi, ed ora ci sentiamo privati di tutto ciò per il solo fatto di aver raggiunto il nostro obiettivo. E' ingiusto! Non si dovrebbero porre obiettivi a così breve scadenza, avremmo voluto che questa avventura si fosse protratta per molto più tempo… Un obiettivo però ce lo poniamo subito, raggiungere al più presto un posto qualsiasi dove si possa mangiare! No, la fame non ci ha lasciati. Una panzerotteria soddisfa i nostri stomachi, anche quello più critico del Mauri (con i panzerotti si gioca in casa sua). Dopo esserci rimpinzati, girovaghiamo un po' per il centro città ma poco dopo decidiamo di rientrare a San Michele, questa volta in bus. Giunti a casa, i ragazzi prendono gli zaini, io purtroppo non posso passare la serata con loro, è l'ora di concedere del tempo anche alla mia ragazza a Milano, e quindi ci salutiamo, con gli occhi colmi della gioia dei giorni appena passati ma velati di tristezza. Speriamo di vederli presto…


Stremati, ma ormai è fatta!


Le mure comunali di Verona, ormai mancano poche centinaia di metri


L'arrivo!!! A piazza Bra, con l'Arena ed il materiale per l'Aida

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