martedì 9 febbraio 2016

Giorno 5, Malga Brione - Rivalta (12 luglio 2015)

Giorno 5, Malga Brione - Rivalta (12 luglio 2015)

Chi ha dormito fuori racconta che per tutta la notte i ghiri hanno corso intorno alle tende… li volevano accerchiare e quindi mangiare??? Il risveglio a Malga Brione è uno dei migliori del viaggio, a darci il buongiorno sono il Lago di Garda e il Monte Baldo, il bosco ed il canto degli uccelli. Le manovre di sveglia, colazione e smontaggio tende avvengono con la solita lentezza pachidermica, la tappa di oggi sarà lunga e difficile, partire presto è fondamentale e non possiamo perdere troppo tempo già di primo mattino. La camminata comincia con le buone maniere, seguiamo tralicci dell'alta tensione lungo un sentiero dalle pendenze minime, così scaldiamo i muscoli senza sforzare troppo, in compagnia di alcune grosse mucche dalle corna appuntite che pascolano placidamente. In mezz'ora raggiungiamo la strada asfaltata della Punta Veleno e capiamo che il gioco ricomincerà a farsi duro, infatti la strada sterrata che prendiamo riprende a salire in maniera più decisa, ma non è niente a confronto agli ultimi cinque km di ieri pomeriggio. Percorriamo un bosco fitto, ma pulito e ben tenuto, che però ci toglie il piacere della vista del lago. La salita non presenza pendenze impossibili, ma la fatica di ieri si fa sentire, Maurizio, Jonathan e Santiago accusano il colpo e cominciano a salire con il loro ritmo: meglio così, ci sono ancora 1100 metri di dislivello positivo e non bisogna sforzare. Il bosco, dopo qualche tornante, lascia spazio ai prati, così noi possiamo apprezzare di nuovo la splendida vista che si presenta ai nostri occhi: le acque del lago brillano alla luce del mattino mentre le pareti della montagna si fanno più drammatiche, più scoscese, lasciando intravedere la nuda roccia, bianca e calcarea.
 
 
Partenza! Gruppo già allungato
 
 
Il lago si allontana, ma la cima si avvicina!

 
Incrociamo altri camminatori, è domenica e normalmente i sentieri del Baldo si riempiono di amanti della montagna, ma per fortuna stiamo percorrendo una zona poco battuta e non ci imbattiamo in molti turisti caciaroni. Ci rallegriamo invece quando avvistiamo un gruppo di camosci che passa vicino al nostro cammino, ma non si fanno ammirare per molto e dopo poco scappano verso zone più tranquille. Proseguiamo la nostra salita con lentezza, il gruppo è allungatissimo ma ormai vediamo il rifugio Telegrafo, la meta è vicina! Il rifugio si vede, ma raggiungerlo non è così facile come sembra, ci sono ancora molti tornanti da affrontare e le pendenze sono proibitive. Capiamo che ormai è fatta quando raggiungiamo la spianata al di sotto del rifugio, ormai alcuni di noi salgono solo grazie alla promessa di una birretta fresca e un piatto di minestrone in cima. Arrivare al Rifugio Telegrafo è un'altra gioia immensa, come quella provata all'arrivo a Malga Brione, abbiamo conquistato la nostra "Cima Coppi", il punto più alto del GR VR! Il lago è 2200 metri sotto di noi, da qua lo si può ammirare per quasi tutta la sua lunghezza, ma basta affacciarci al fianco orientale del Monte Baldo per godere anche della vista della Val Lagarina: peccato per la foschia, ma a noi tutto ciò che vediamo sembra comunque stupendo. Tra il primo ad arrivare al rifugio e l'ultimo passa una mezz'ora, intanto ci rifocilliamo con dei biscotti e del vino gentilmente offerti dal sacerdote della chiesetta. La foto di rito con il lago sullo sfondo è d'obbligo, poi, prima che il piazzale della chiesa venga invaso da decine di fedeli per la messa domenicale, ci dirigiamo verso il rifugio per il meritato riposo e un'altrettanto meritata birra, accompagnata da pane e salame, minestrone e formaggio.
 
 
Il rifugio Telegrafo non è distante, ultimi sforzi...
 
 
Il paesaggio dal rifugio
 
 
La foto più "alta" del GR VR!
 
 
Pausa ristoratrice nella canonica del prete
 
 
 
Quando el Baldo el g'ha el capel, o el fa bruto o el fa bel! Ma oggi c'è foschia...
 

Davanti a noi ci aspettano 2000 metri di discesa per ritornare in Val Lagarina, per poi risalire sui Lessini, la tappa è tutt'altro che finita! Chi di noi pensava di affrontare con agilità la discesa si sbagliava completamente, anzi, è stata proprio la discesa a stancare di più oggi. Dal Rifugio Telegrafo al Rifugio Novezzina ci sono ottocento metri di dislivello, noi cominciamo a scendere in scioltezza, anzi, alcuni di noi accennano persino ad una corsetta. Il sentiero è trafficato, sono molti i camminatori che preferiscono salire al Rifugio Telegrafo dal versante orientale, che si può raggiungere comodamente in macchina, ma molti di loro sono camminatori occasionali, basta notare le loro facce stravolte dopo i primi km di ascensione. In verità, le nostre facce non sono in migliori condizioni, così come le nostra ginocchia, massacrate da questa veloce discesa fino al Rifugio Novezzina. Il rifugio in verità è più un ristorante, affacciato su una strada asfaltata che permette a tutti di raggiungere l'aria pura della montagna, ma sembra di essere alla sagra della salsiccia, con un centinaio di persone starnazzanti intente a cucinare sui barbecue, inebriando le nostre teste con l'odore del cibo. Noi ci sdraiamo direttamente sull'asfalto del parcheggio, la stanchezza si fa sentire improvvisamente e cominciamo ad avere pure i primi acciacchi: Karam è costretto a prendere un aspirina mentre Jonathan deve spalmarsi una pomata sul tendine d'Achille, lievemente infiammato. Santiago riesce addirittura a dormire, in mezzo a tutto quel rumore e sullo scomodo asfalto.
Dopo questo riposo pomeridiano, riprendiamo a camminare, ci aspetta la seconda parte di discesa, meno ripida della prima ma più lunga. Lasciamo alle nostre spalle gli schiamazzi e le automobili, attraversiamo l'orto botanico e proseguiamo su una larga strada bianca che attraversa i prati, per poi a ridursi a sentiero che attraversa i boschi. Rispetto al versante occidentale del Monte Baldo, questo è meno selvaggio, l'uomo ha potuto addomesticare il territorio per creare terreni per i pascoli e per l'agricoltura. Scendiamo piano, la stanchezza comincia a farsi notare nelle facce dei ragazzi, ogni scusa è buona per fare una piccola pausa e far riposare le gambe e la schiena. Probabilmente oggi non riusciremo ad arrivare a Breonio, la meta prefissata della giornata, ciò significherebbe camminare due ore in più con settecento metri di dislivello, siamo stanchi e difficilmente ce la potremo fare. Arriviamo al Pian di Festa, un balcone panoramico sulla Val Lagaraina ma soprattutto una spianata che le nostre ginocchia accolgono con gioia, per un paio di chilometri non dobbiamo più sforzare le gambe! Improvvisamente, una delle due fasce dello zaino di Andrea si strappa. E' il primo problema "meccanico" del viaggio, uno di quelli difficilmente riparabili. Non abbiamo fili abbastanza resistenti per riagganciare la fascia allo zaino, ma fortunatamente abbiamo una fascia di riserva ed in pochi minuti siamo nuovamente in cammino.
 
 
Comincia la discesa
 

 
Si attraversano i campi del versante orientale del Baldo
 
 
Panorama sui Lessini dal Pian di Festa
 
Dopo il Pian di Festa entriamo in un bosco e la strada ricomincia a scendere con pendenze più marcate, le pareti della montagna si fanno più scoscese e ci vengono regalati degli scorci bellissimi sulla Val Lagarina, con le acque dell'Adige che scorrono con ampie anse nella valle, fiancheggiate da innumerevoli vigneti e dominate dal Monte Baldo e dai Lessini. Non manca molto ormai, ancora quattrocento metri di dislivello ed è fatta, a valle ci sono Rivalta e Peri, due paesini che a noi sembrano metropoli, per noi significano cibo e riposo. E' ormai pomeriggio inoltrato quando arriviamo finalmente a valle e troviamo le prime case di Rivalta: decidiamo che la tappa finisce qua, Breonio la raggiungeremo domani, non si può tirare troppo la corda… Siamo ancora in mezzo ai vigneti, noi ci riposiamo a bordo strada, vicino al canale Biffis, e cominciamo a cercare un posto dove piantare la tende. Dopo esserci riposati accompagniamo Francesco e Stefano fino al ponte sull'Adige che unisce Rivalta con Peri, per loro l'avventura è finita, devono prendere il treno a Peri per tornare a Verona: con loro ci siamo divertiti un mondo e sono anche stati di grande aiuto, portando un po' del nostro peso, cibo ed acqua… la prossima volta li aspettiamo per un'avventura più lunga! Ritornati in sette, gironzoliamo per Rivalta, una villaggio fantasma, in cerca di un alimentari per domani, di un posto dove dormire e di una pizzeria. Andrea ha lavorato in una cantina qua vicino, conosce i vini della zona e riesce a procurarsi due buone bottiglie per la sera, poi piantiamo le tende in un ampio parcheggio di un hotel, in compagnia di un paio di camperisti tedeschi ed infine troviamo la pizzeria che ci sfamerà. La cameriera ci prende subito in simpatia, ci lascia stappare le nostre bottiglie al tavolo, mangiamo come giovani lupetti affamati, la pizza e il dolce sono il minimo per riprendere le energie, limoncello e anima nera cadono dal cielo su gentile concessione della cameriera che ci avvisa: "Io oggi vi ubriaco!". Beh, ad ubriacarci non c'è riuscita, ma rientriamo verso le tende con un grande sorriso stampato in faccia, tante risate ed allegria. Ci laviamo con la fontanella del parcheggio, giochiamo con l'acqua e ci rincorriamo, poi le energie vengono a meno ed andiamo a coricarci, con vista sul ponte, sull'Adige e sulla provinciale che ci passa accanto. La notte è calda e umida, il passaggio del treno e di qualche sporadica macchina ci tiene svegli, ma solo per qualche minuto, la stanchezza prende il sopravvento e noi crolliamo come bambini.
 
 
 
La valle dell'Adige e i monti Lessini
 
 
Stanchissimi, ma finalmente arrivati a valle

 
 
Passeggiando tra i vigneti della val d'Adige
 
 
Il canale Biffis

 
 
Rivalta
 
 
Il ponte sull'Adige, che collega Rivalta con Peri
 
 
Brindisi finale!
 


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