martedì 9 febbraio 2016

Giorno 7, Ponte di Veja - Malga Malera (14 luglio 2015)

Giorno 7, Ponte di Veja - Malga Malera (14 luglio 2015)

Dormire in un luogo così bello ci ha rigenerato, siamo nuovamente carichi d'energie! Meglio così, anche oggi sarà una tappa montuosa, arriveremo finalmente sugli alti Lessini. Dal Ponte di Veja seguiamo il sentiero europeo E5, un sentiero di lunga percorrenza che ha inizio sulla costa atlantica francese ed arriva a Venezia, 3200 chilometri di camminata: per adesso, noi ci accontentiamo dei 260 chilometri del GR VR. Passiamo sotto il Ponte di Veja e seguiamo il modesto corso d'acqua che ha scavato il vajo nel corso dei secoli, creando un ambiente selvaggio, con vegetazione rigogliosa e formazioni rocciose bizzarre, scendendo di un centinaio di metri di dislivello fino a raggiungere la strada provinciale. Ormai ci siamo abituati al saliscendi di questo giro, quindi accogliamo la nuova salita che si presenta davanti a noi senza troppo lamentarci. Il sentiero segue il Vajo dell'Anguilla in posizione elevata rispetto al fondovalle, nel lato occidentale, con una leggera ma costante ascesa in direzione di Erbezzo. Attraversiamo boschi e prati, passando per vecchie contrade come Portello, sempre con una bella vista sul sottostante Vajo dell'Anguilla e accompagnati dalla costante presenza di croci di pietra in ogni centro abitato. Purtroppo Jonathan comincia ad avere male al tendine d'Achille, un dolore che lo perseguiterà per tutte le tappe successive: intanto bisogna arrivare fino ad Erbezzo, poi si vedrà come alleviare il dolore. Il sentiero fa spazio ad una stradina asfaltata secondaria, capiamo che ormai Erbezzo è vicino, ancora una salita decisamente pendente ed arriviamo nella piazza principale del paese, uno dei più importanti della Lessinia, nonché il comune più alto della Provincia di Verona con i suoi 1118 metri sul livello del mare. Erbezzo è anche il primo dei Tredici Comuni cimbri che visitiamo: i Cimbri sono una popolazione germanica che si insediò nelle montagne di Verona in epoca medievale e che hanno fatto la storia di queste montagne, mantenendo la cultura e la lingua, anche se parlata ormai da pochi anziani.


Panorama del mattino dal ponte di Veja



Il ponte di Veja


Visuale da sotto


Le cascate del vaio del ponte di Veja


Il Vajo dell'Anguilla


Santiago, solitario nel sentiero verso Erbezzo

Arrivati in piazza decidiamo che è ora di riposare, invadiamo un bar e saccheggiamo il piccolo alimentari, mentre Jonathan cerca di risolvere il problema all'infiammazione al tendine con del paracetamolo. Nutriti e riposati, ricominciamo a camminare seguendo la strada principale per un paio di km fino all'imbocco del sentiero che porta fino ad Arnezzo, piccola località sperduta nella montagna, tra boschi e prati. Io ed Andrea abbiamo un improvviso flashback: ad Arnezzo ci siamo già stati più di quindi anni fa, quando eravamo bambini, in campo scout! Sembrava tutto più grande ed esotico a quel tempo, ora il posto non ha perduto il suo fascino ma non ci impressiona più come quando eravamo piccoli. Dopo qualche difficoltà nel trovare il sentiero esatto ci inoltriamo in una fitto bosco che ci regala ombra e frescume: è la foresta dei Folignani, una delle poche foreste scampate dalle asce dei Cimbri, che hanno disboscato gran parte dell'alta Lessinia. Noi ringraziamo il cielo che questa foresta sia sopravvissuta, il calore si fa sempre più fastidioso nonostante l'altitudine, un paio di gradi in meno nel bosco sono un dono molto apprezzato. La foresta dei Folignani si estende fino ad abbracciare il Vajo dell'Anguilla per quasi tutta la sua lunghezza, che è notevole. Il sole è alto in cielo ed i raggi del sole battono forti sul sentiero che segue l'andamento del vajo: le montagne ai lati non riescono a proteggerci dal caldo, così come gli alberi del bosco, che rimangono ai lati del sentiero. Solo quando ci inoltriamo nel bosco per rifocillarci la temperatura cala, ma appena fuori dall'ombra dei rami si suda. Il vajo, come nota Andrea, è un'autostrada di insetti, che sfrecciano nervosi in tutte le direzioni: loro, il caldo, il paesaggio che dopo un po' diventa leggermente ripetitivo e la mancanza d'acqua ci fanno venir voglia di uscire al più presto dal vajo. Chiuso dalle montagne ai lati, il sentiero continua a salire inesorabilmente con pendenze minime, noi camminiamo senza sosta finché finalmente troviamo una piccola sorgente naturale che centellina acqua come un contagocce, ma per noi è sufficiente per dissetarci. Il Vajo dell'Anguilla vira leggermente verso est, cambia denominazione in Vajo delle Ortiche e comincia a salire in maniera più decisa: ancora qualche centinaio di metri e gli alberi si fanno sempre più radi, fino a scomparire lasciando posto ai pascoli degli alti Lessini. Ce l'abbiamo fatta, siamo fuori dal Vajo, davanti a noi ora ci sono solo gli immensi prati dei Lessini, le mucche e le malghe. Nelle mucche ci imbattiamo quasi subito, una decina di esemplari che pascolano placidamente e che fanno la felicità di Karam, mentre poco più in su raggiungiamo malga Podestaria, una delle più antiche della zona, che comprende anche una chiesa ed ospita ogni anno una grande sagra sui prodotti agricoli dei Lessini. Siamo a quota 1655 mt, oggi abbiamo già fatto più di mille metri di dislivello, ci prendiamo una piccola pausa sui lettini della malga, abbioccandoci sotto i caldi raggi del sole. Dopo il breve riposo riprendiamo a camminare, il sentiero si allarga fino a diventare una strada sterrata e proseguiamo facilmente sull'altopiano: la strada è perfetta per conversare spensieratamente, Santiago ci racconta della sua esperienza in Islanda e Jonathan dei suoi viaggi in Sudamerica, i nostri piedi sono in Lessinia ma le nostre menti volano verso luoghi ben più distanti.



In cammino verso Arnezzo


Il Vajo dell'Anguilla


Ormai manca poco per gli alti Lessini


L'animale tipico dei Lessini: la mucca!


I grandi prati e pascoli dei Lessini


Francesco, riposando a malga Podestaria


Foto relax a malga Podestaria

La cima del monte Carega ci riporta alla realtà, siamo ai limiti orientali dell'altopiano e presto la nostra tappa avrà termine, Malga Malera non è distante. Una breve discesa ci porta a San Giorgio, l'orribile località turistica che dovrebbe essere la capitale sciistica del Veronese. I brutti palazzoni grigi sono un pugno nell'occhio, ci eravamo già abituati ai grandi prati verdi e alle piccole costruzioni in pietra, questa colata di cemento spezza la magia che aveva contraddistinto l'ultima ora di cammino. Lasciamo il caseggiato alle nostre spalle, ricominciamo a salire in direzione passo Malera e dopo un quarto d'ora arriviamo finalmente a destinazione. Ad accoglierci nell'affascinante Malga Malera c'è Alberto, un amico dal tempo delle scuole superiori che ha avuto il coraggio di rinnovare la vecchia malga per trasformarla in un rifugio - ristorante dove ora si possono trovare ristoro e prelibatezze culinarie della montagna. Alberto è gentilissimo, per noi ha preparato dei grandi taglieri con salame e formaggio, il tutto innaffiato con della birra rinfrescante: non era certo la prima volta che mangiavo da Alberto, ogni volta ne sono rimasto soddisfatto, ma oggi il cibo era condito con una buona dose di fame e l'ho apprezzato molto di più! Il momento è magico, il tramonto si avvicina, prati e montagna si colorano con tinte rossastre e noi, nonostante la stanchezza, ci sentiamo più uniti che mai. Dopo il "frugale" antipasto purtroppo Alberto ci lascia, ma ci permette comunque di alloggiare nella malga. Dentro ci aspetta un altro pentolone pieno di pasta, che non ci mette molto a finire. Al di fuori dell'edificio cala l'oscurità ed anche per noi arriva il momento di coricarci, ci sistemiamo alla meglio e dopo poco cala il silenzio più totale. Buonanotte!


I Lessini e sullo sfondo il Carega



Grande assortimento delle prelibatezze di malga Malera


Non poteva mancare la birretta!


Tramonto a Malga Malera

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