Giorno 3, Forte Hlawaty (Ceraino) - Punta San Vigilio (10 luglio 2015)
I mostri del forte non hanno mangiato nessuno! Sospiro di sollievo… Ci alziamo piano piano, con tempi biblici: pare che i tempi biblici saranno il leitmotiv del viaggio… La tappa di oggi sarà prevalentemente pianeggiante e calda, molto calda, non ci saranno molti boschi da attraversare, purtroppo bisognerà passare da zone industriali e superare l'ostacolo dell'autostrada. Sul fiume Adige, nella zona più stretta della Val Lagarina, non ci sono ponti per 20 km, le uniche soluzioni sono il ponte di Sega-Ponton, vicino a Domegliara, o quello di Peri. Noi, essendo quasi a metà, abbiamo optato per scegliere quello più a sud, in fondo a Peri ci si dovrà passare tra tre giorni. Secondo le cartine del CAI, un ponte ciclo-pedonale per collegare Ceraino con Rivoli, avrebbe dovuto essere costruito alla fine degli anni 80, ed è addirittura segnato sulla cartina: in trent'anni il progetto non è stato nemmeno iniziato, peccato, perché i sentieri della Valpolicella che passano nella zona di Ceraino potrebbero avere un naturale proseguimento nell'altra sponda di Rivoli, per raggiungere quindi il Lago di Garda o il Monte Baldo.
Ci incamminiamo con il morale alto, i primi km sono in discesa e questo non fa che bene! Raggiungiamo l'abitato di Ceraino dopo i numerosi tornanti della vecchia strada austriaca, qua comincia la zona della Chiusa, una stretta gola tra il Monte Pastello e i colli di Rivoli nella quale l'Adige scorre formando numerose anse: la zona è stata importante anche a livello strategico militare, a valle era stato costruito un altro forte, ora quasi del tutto demolito, che avrebbe dovuto servire da sbarramento nei confronti di un ipotetico nemico proveniente da sud. La soluzione più ovvia per raggiungere Volargne e Ponton, più a sud, è quella di camminare lungo la trafficata Statale 12, non ci sono sentieri ufficiali per sei km, ma fortunatamente, dopo qualche ricerca su internet, è la ferrovia che ci viene in aiuto. Non quella nuova, che supera l'ostacolo della Chiusa grazie a numerosi km di gallerie sotto il Monte Pastello, ma quella vecchia, entrata in disuso dopo il 1998. La vecchia via della ferrovia, oltre ad essere più panoramica, permette di evitare le macchine della statale, e quindi scegliamo quell'opzione. Un alone mistico aleggia intorno a questo tratto del GR VR: nella preparazione al viaggio avevo avvisato i ragazzi di munirsi di torcia, che ci sarebbe tornata utile di notte e per l'attraversamento del "dark tunnel". Il "dark tunnel" è stato oggetto di mistero e scherzi fino a quando non ci siamo effettivamente capitati davanti. Il "dark tunnel" è proprio un enorme tunnel oscuro, del quale non si vede neppure l'uscita. Il treno, da Volargne, costeggiava il corso dell'Adige in posizione più elevata rispetto alla strada, su piccoli ponti a ridosso delle pareti rocciose del Monte Pastello, ma doveva comunque passare per una galleria, che sbucava a Ceraino dopo un km di totale oscurità. Ed è la totale oscurità che ci avvolge dopo aver compiuto pochi passi dalla grande imboccatura del tunnel. Le torce sono fondamentali, non si vede un tubo in questo grande tubo nero, nel terreno ci sono delle buche profonde e bisogna fare attenzione. Karam fa sbellicare tutti dalle risate, la sua è una lanterna rossa che si carica con la dinamo, sembra un sacerdote di una messa nera irradiato da luce rossa, che si deve fermare ogni cinquanta metri per caricare. La galleria dura più o meno un km, dall'altra parte ci aspettano la luce ed una foresta selvaggia.
La vegetazione, cresciuta disordinatamente senza il controllo umano, ha ricoperto quasi completamente il vecchio percorso del treno e noi avanziamo con fatica tra i rovi e gli alberi. Guadagniamo parecchi graffi e orticate, questa è vera avventura, riusciamo a camminare speditamente solo quando ci avviciniamo al parapetto che dà sulla statale, otto metri sotto di noi. Finalmente arriviamo alla fine del sentiero infestato dalla vegetazione, attraversiamo un grande piazzale che dev'essere stato un eliporto ed infine siamo costretti a scavalcare un cancello per ritornare sulla strada principale. Siamo arrivati al paese di Volargne e ce ne rendiamo conto per la presenza massiva dei marmifici. Da queste zone si vive di marmo, non sarà un bel vedere ma è interessante vedere come vengono lavorate le grandi pietre fino a renderle marmo luccicante. A Volargne ci concediamo una pausa al bar, non è tardi ma fa già caldo, un po' di frescume non può che fare che bene, compriamo un po' di cibarie e ce le gustiamo di fronte a Villa del Bene. I seguenti km sono su strada asfaltata, con gli onnipresenti marmifici ad accompagnarci, e verranno ricordati tra i più brutti del GR VR, d'altronde non si poteva che passare di qua.
Dopo tutto questo cemento, arriviamo finalmente al ponte tra Ponton e Sega, attraversiamo l'Adige e ci indirizziamo verso il ponte-canale di Sega. Il ponte è impressionante, forse un po' troppo grigio ma di sicuro impatto, noi dobbiamo passarci sotto per raggiungere la Val Tasso, dove ci riappacifichiamo con Madre Natura: non più strade, case, fabbriche e cemento! La Val Tasso è stata importante per essere stata attraversata dalla linea ferroviaria Verona - Caprino, inaugurata nel 1889 e dismessa nel 1959, noi approfittiamo nuovamente del lavoro fatto dalla ferrovia e seguiamo il suo percorso verso Affi. Durante la camminata notiamo ancora i vecchi ponti, ormai in rovina, dove passava il treno, ma anche qua la vegetazione e i vigneti hanno fatto sparire quasi del tutto le tracce del passaggio del treno. Alla fine della piccola valle passiamo nuovamente attraverso un tunnel, questa volta costruito sotto l'autostrada, per sbucare di fronte alla grande rotonda a fianco del casello autostradale. Il traffico è pesante e facciamo fatica a superare la prima strada che ci separa dal centro della rotonda, ma dopo un paio di azioni lampo riusciamo a uscirne fuori, guadagnando la salvezza sul marciapiede che porta al grande centro commerciale di Affi. Lo spettacolo è orribile, cemento su cemento, macchine che sfrecciano, gente che cammina veloce, indaffarata nello shopping più selvaggio: noi, dopo soli due giorni e mezzo di camminata, ci sentiamo diversi, rifiutiamo di già tutta questa velocità e consumismo, ma entriamo lo stesso nel grande mostro commerciale, in fondo è mezzogiorno, bisogna trovare un po' di cibo e dell'ombra. Nello shopping center sembriamo dei disadattati multinazionali, unici umani con zaino in spalla e bastone in mano, un profumo che non sa di certo di rose e viso che comincia già ad essere cotto dal sole. Compriamo il necessario e ci dirigiamo verso il centro di Affi, ben più tranquillo nell'ora più calda della giornata, e troviamo rifugio sotto gli alberi di una piazza pacifica. A dir la verità, la pace dura solo una mezzoretta, poi i bambini della scuola cominciano a tempestarci di domande e a giocare con spruzzi d'acqua: nonostante ciò, c'è chi dorme come un sasso…
Riprendiamo il cammino aggirandoci tra le viuzze del piccolo centro storico di Affi, fatto di case medievali e grandi vasche di pietra che ci donano refrigerio con la loro acqua fresca, per poi affrontare l'unica salita della giornata, quella che fiancheggia il monte Moscal, famoso per aver ospitato il West Star, un bunker della Nato dismesso nel 2007. Il paesaggio dall'altra parte del monte è decisamente migliore, almeno non si vedono l'obbrobrio commerciale e lo svincolo autostradale di Affi, e si cammina tra piccole frazioni dalle case in pietra, come Incaffi. Siamo ormai vicini al Lago di Garda, lo si può vedere dall'alto della collina e noi non vediamo l'ora di farci un bagno rinfrescante. Per raggiungere Bardolino, il primo paese sul lago che incontreremo, seguiamo il progno della Valsorda, una piccola valle dalla vegetazione fitta che abbassa di qualche grado la temperatura soffocante della giornata. Finalmente, arriviamo a Bardolino, invasa da centinaia di turisti tedeschi ed olandesi, tutti in cerca di un gelato o di un aperitivo: noi ci sentiamo nuovamente un po' fuori luogo, ma ci godiamo lo stesso le belle stradine e gli edifici signorili del centro storico. Almeno finché non perdiamo Maurizio. Un momento era con noi, due secondi dopo era sparito. Sarà andato a comprare un gelato? Noi lo aspettiamo per un po' sul molo, poi lo cerchiamo per una ventina di minuti, finché ci rassegnamo, in fondo lo sa anche lui che siamo diretti a Garda, lo troveremo là o lungo il cammino. Ed invece lo troviamo trecento metri più in avanti, con un'espressione beata mentre guarda i cigni con i piedi in ammollo. Il desiderio di affogarlo in mezzo ai cigni prende quasi il sopravvento su tutti noi, ma rimaniamo tranquilli e pacifici, in fondo l'obiettivo principale della giornata è fare il bagno e prima raggiungiamo Garda, prima lo facciamo.
Il lungolago è affollato, la vista del lago è molto bella e ci sono delle bagnanti niente male: camminando a queste condizioni la fatica non si sente!
All'ultima spiaggetta prima di Garda ci fermiamo, il momento tanto atteso è arrivato, cerchiamo qualche centimetro libero tra la massa di gente e ci buttiamo in acqua. Oh dolce frescume! Ci voleva… Certo, la spiaggia è di scomodi sassolini bianchi e bisogna stare attenti a non tagliarsi con le pietre del fondale, ma per noi questo momento è gioia pura. Dopo il meritato bagno ci concediamo una pizza, seduti come dei veri signori in un ristorante, ma siamo a Garda e ce lo possiamo concedere: non si può vivere di soli fagioli e ceci in scatola, in fondo… A fine serata arrivano Francesco e Stefano, due amici di quartiere che per il weekend si uniranno a noi, ora la compagnia è bella grande, nove persone, come la Compagnia dell'Anello! Dopo la pizza e un paio di birrette ci rimettiamo gli zaini in spalla, non possiamo certo campeggiare nelle spiagge di Garda e, accompagnati dalla sola luce della luna, raggiungiamo in poco tempo Punta San Vigilio, una delle località più belle del lago. Riusciremo ad apprezzarla solo domani con la luce del sole, per la notte sistemiamo le tende tra gli oliveti poco distanti dalla spiaggia. La location è perfetta, la stanchezza della giornata si fa sentire non poco e crolliamo in qualche nanosecondo. Buonanotte!
I mostri del forte non hanno mangiato nessuno! Sospiro di sollievo… Ci alziamo piano piano, con tempi biblici: pare che i tempi biblici saranno il leitmotiv del viaggio… La tappa di oggi sarà prevalentemente pianeggiante e calda, molto calda, non ci saranno molti boschi da attraversare, purtroppo bisognerà passare da zone industriali e superare l'ostacolo dell'autostrada. Sul fiume Adige, nella zona più stretta della Val Lagarina, non ci sono ponti per 20 km, le uniche soluzioni sono il ponte di Sega-Ponton, vicino a Domegliara, o quello di Peri. Noi, essendo quasi a metà, abbiamo optato per scegliere quello più a sud, in fondo a Peri ci si dovrà passare tra tre giorni. Secondo le cartine del CAI, un ponte ciclo-pedonale per collegare Ceraino con Rivoli, avrebbe dovuto essere costruito alla fine degli anni 80, ed è addirittura segnato sulla cartina: in trent'anni il progetto non è stato nemmeno iniziato, peccato, perché i sentieri della Valpolicella che passano nella zona di Ceraino potrebbero avere un naturale proseguimento nell'altra sponda di Rivoli, per raggiungere quindi il Lago di Garda o il Monte Baldo.
Ci incamminiamo con il morale alto, i primi km sono in discesa e questo non fa che bene! Raggiungiamo l'abitato di Ceraino dopo i numerosi tornanti della vecchia strada austriaca, qua comincia la zona della Chiusa, una stretta gola tra il Monte Pastello e i colli di Rivoli nella quale l'Adige scorre formando numerose anse: la zona è stata importante anche a livello strategico militare, a valle era stato costruito un altro forte, ora quasi del tutto demolito, che avrebbe dovuto servire da sbarramento nei confronti di un ipotetico nemico proveniente da sud. La soluzione più ovvia per raggiungere Volargne e Ponton, più a sud, è quella di camminare lungo la trafficata Statale 12, non ci sono sentieri ufficiali per sei km, ma fortunatamente, dopo qualche ricerca su internet, è la ferrovia che ci viene in aiuto. Non quella nuova, che supera l'ostacolo della Chiusa grazie a numerosi km di gallerie sotto il Monte Pastello, ma quella vecchia, entrata in disuso dopo il 1998. La vecchia via della ferrovia, oltre ad essere più panoramica, permette di evitare le macchine della statale, e quindi scegliamo quell'opzione. Un alone mistico aleggia intorno a questo tratto del GR VR: nella preparazione al viaggio avevo avvisato i ragazzi di munirsi di torcia, che ci sarebbe tornata utile di notte e per l'attraversamento del "dark tunnel". Il "dark tunnel" è stato oggetto di mistero e scherzi fino a quando non ci siamo effettivamente capitati davanti. Il "dark tunnel" è proprio un enorme tunnel oscuro, del quale non si vede neppure l'uscita. Il treno, da Volargne, costeggiava il corso dell'Adige in posizione più elevata rispetto alla strada, su piccoli ponti a ridosso delle pareti rocciose del Monte Pastello, ma doveva comunque passare per una galleria, che sbucava a Ceraino dopo un km di totale oscurità. Ed è la totale oscurità che ci avvolge dopo aver compiuto pochi passi dalla grande imboccatura del tunnel. Le torce sono fondamentali, non si vede un tubo in questo grande tubo nero, nel terreno ci sono delle buche profonde e bisogna fare attenzione. Karam fa sbellicare tutti dalle risate, la sua è una lanterna rossa che si carica con la dinamo, sembra un sacerdote di una messa nera irradiato da luce rossa, che si deve fermare ogni cinquanta metri per caricare. La galleria dura più o meno un km, dall'altra parte ci aspettano la luce ed una foresta selvaggia.
La vegetazione, cresciuta disordinatamente senza il controllo umano, ha ricoperto quasi completamente il vecchio percorso del treno e noi avanziamo con fatica tra i rovi e gli alberi. Guadagniamo parecchi graffi e orticate, questa è vera avventura, riusciamo a camminare speditamente solo quando ci avviciniamo al parapetto che dà sulla statale, otto metri sotto di noi. Finalmente arriviamo alla fine del sentiero infestato dalla vegetazione, attraversiamo un grande piazzale che dev'essere stato un eliporto ed infine siamo costretti a scavalcare un cancello per ritornare sulla strada principale. Siamo arrivati al paese di Volargne e ce ne rendiamo conto per la presenza massiva dei marmifici. Da queste zone si vive di marmo, non sarà un bel vedere ma è interessante vedere come vengono lavorate le grandi pietre fino a renderle marmo luccicante. A Volargne ci concediamo una pausa al bar, non è tardi ma fa già caldo, un po' di frescume non può che fare che bene, compriamo un po' di cibarie e ce le gustiamo di fronte a Villa del Bene. I seguenti km sono su strada asfaltata, con gli onnipresenti marmifici ad accompagnarci, e verranno ricordati tra i più brutti del GR VR, d'altronde non si poteva che passare di qua.
Il visionamento della tappa prima di partire
L'inizio tappa, con la discesa verso Ceraino
Da qua si scorge il Baldo, che affronteremo tra due giorni
Il dark tunnel!
Il vecchio percorso del treno, abbandonato ed ormai invaso dalla vegetazione
La Chiusa dell'Adige
Dopo tutto questo cemento, arriviamo finalmente al ponte tra Ponton e Sega, attraversiamo l'Adige e ci indirizziamo verso il ponte-canale di Sega. Il ponte è impressionante, forse un po' troppo grigio ma di sicuro impatto, noi dobbiamo passarci sotto per raggiungere la Val Tasso, dove ci riappacifichiamo con Madre Natura: non più strade, case, fabbriche e cemento! La Val Tasso è stata importante per essere stata attraversata dalla linea ferroviaria Verona - Caprino, inaugurata nel 1889 e dismessa nel 1959, noi approfittiamo nuovamente del lavoro fatto dalla ferrovia e seguiamo il suo percorso verso Affi. Durante la camminata notiamo ancora i vecchi ponti, ormai in rovina, dove passava il treno, ma anche qua la vegetazione e i vigneti hanno fatto sparire quasi del tutto le tracce del passaggio del treno. Alla fine della piccola valle passiamo nuovamente attraverso un tunnel, questa volta costruito sotto l'autostrada, per sbucare di fronte alla grande rotonda a fianco del casello autostradale. Il traffico è pesante e facciamo fatica a superare la prima strada che ci separa dal centro della rotonda, ma dopo un paio di azioni lampo riusciamo a uscirne fuori, guadagnando la salvezza sul marciapiede che porta al grande centro commerciale di Affi. Lo spettacolo è orribile, cemento su cemento, macchine che sfrecciano, gente che cammina veloce, indaffarata nello shopping più selvaggio: noi, dopo soli due giorni e mezzo di camminata, ci sentiamo diversi, rifiutiamo di già tutta questa velocità e consumismo, ma entriamo lo stesso nel grande mostro commerciale, in fondo è mezzogiorno, bisogna trovare un po' di cibo e dell'ombra. Nello shopping center sembriamo dei disadattati multinazionali, unici umani con zaino in spalla e bastone in mano, un profumo che non sa di certo di rose e viso che comincia già ad essere cotto dal sole. Compriamo il necessario e ci dirigiamo verso il centro di Affi, ben più tranquillo nell'ora più calda della giornata, e troviamo rifugio sotto gli alberi di una piazza pacifica. A dir la verità, la pace dura solo una mezzoretta, poi i bambini della scuola cominciano a tempestarci di domande e a giocare con spruzzi d'acqua: nonostante ciò, c'è chi dorme come un sasso…
La val del Tasso
Il tunnel sotto l'autostrada
Riprendiamo il cammino aggirandoci tra le viuzze del piccolo centro storico di Affi, fatto di case medievali e grandi vasche di pietra che ci donano refrigerio con la loro acqua fresca, per poi affrontare l'unica salita della giornata, quella che fiancheggia il monte Moscal, famoso per aver ospitato il West Star, un bunker della Nato dismesso nel 2007. Il paesaggio dall'altra parte del monte è decisamente migliore, almeno non si vedono l'obbrobrio commerciale e lo svincolo autostradale di Affi, e si cammina tra piccole frazioni dalle case in pietra, come Incaffi. Siamo ormai vicini al Lago di Garda, lo si può vedere dall'alto della collina e noi non vediamo l'ora di farci un bagno rinfrescante. Per raggiungere Bardolino, il primo paese sul lago che incontreremo, seguiamo il progno della Valsorda, una piccola valle dalla vegetazione fitta che abbassa di qualche grado la temperatura soffocante della giornata. Finalmente, arriviamo a Bardolino, invasa da centinaia di turisti tedeschi ed olandesi, tutti in cerca di un gelato o di un aperitivo: noi ci sentiamo nuovamente un po' fuori luogo, ma ci godiamo lo stesso le belle stradine e gli edifici signorili del centro storico. Almeno finché non perdiamo Maurizio. Un momento era con noi, due secondi dopo era sparito. Sarà andato a comprare un gelato? Noi lo aspettiamo per un po' sul molo, poi lo cerchiamo per una ventina di minuti, finché ci rassegnamo, in fondo lo sa anche lui che siamo diretti a Garda, lo troveremo là o lungo il cammino. Ed invece lo troviamo trecento metri più in avanti, con un'espressione beata mentre guarda i cigni con i piedi in ammollo. Il desiderio di affogarlo in mezzo ai cigni prende quasi il sopravvento su tutti noi, ma rimaniamo tranquilli e pacifici, in fondo l'obiettivo principale della giornata è fare il bagno e prima raggiungiamo Garda, prima lo facciamo.
Refrigerio nelle vasche di Affi
Jonathan e Karam, guardiani degli zaini
Classico momento di consultazione mappa... fortunatamente, non ci siamo mai persi!
Il gruppone arriva a Bardolino!
Il lungolago di Bardolino
Il lungolago è affollato, la vista del lago è molto bella e ci sono delle bagnanti niente male: camminando a queste condizioni la fatica non si sente!
All'ultima spiaggetta prima di Garda ci fermiamo, il momento tanto atteso è arrivato, cerchiamo qualche centimetro libero tra la massa di gente e ci buttiamo in acqua. Oh dolce frescume! Ci voleva… Certo, la spiaggia è di scomodi sassolini bianchi e bisogna stare attenti a non tagliarsi con le pietre del fondale, ma per noi questo momento è gioia pura. Dopo il meritato bagno ci concediamo una pizza, seduti come dei veri signori in un ristorante, ma siamo a Garda e ce lo possiamo concedere: non si può vivere di soli fagioli e ceci in scatola, in fondo… A fine serata arrivano Francesco e Stefano, due amici di quartiere che per il weekend si uniranno a noi, ora la compagnia è bella grande, nove persone, come la Compagnia dell'Anello! Dopo la pizza e un paio di birrette ci rimettiamo gli zaini in spalla, non possiamo certo campeggiare nelle spiagge di Garda e, accompagnati dalla sola luce della luna, raggiungiamo in poco tempo Punta San Vigilio, una delle località più belle del lago. Riusciremo ad apprezzarla solo domani con la luce del sole, per la notte sistemiamo le tende tra gli oliveti poco distanti dalla spiaggia. La location è perfetta, la stanchezza della giornata si fa sentire non poco e crolliamo in qualche nanosecondo. Buonanotte!
Il lago di Garda, il promontorio di Garda e, in fondo, il naso di Napoleone!
Il porto di Garda
Sette fusti a Garda
Nuotatina al tramonto

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