martedì 9 febbraio 2016

Giorno 6, Rivalta - Ponte di Veja (13 luglio 2015)

Giorno 6, Rivalta - Ponte di Veja (13 luglio 2015)

L'umidità della notte non ci ha fatto dormire bene, ma almeno ci svegliamo senza i traumi dei bicchieri di troppo di ieri sera. E' lunedì, ma Rivalta rimane un paese fantasma, almeno la mattina presto: unici segni di vita provengono dal camioncino della frutta e dal piccolo supermercato locale, dai quali ci riforniamo di viveri. Oltrepassiamo l'Adige, dall'altra parte del fiume si trova il "paese gemello" di Rivalta, Peri, ed è da li che cominciamo la nostra ascesa verso Breonio, una piccola frazione sui monti Lessini Lo sappiamo di già, la salita non sarà facile. Magari non a livello della Assenza - Malga Brione, ma la mappa lo indica chiaramente, 700 metri di dislivello in pochi km. Il cielo è un po' coperto ma l'umidità è a mille, entriamo nel bosco e dopo poco abbiamo già abbiamo la schiena fradicia di sudore. Il sentiero alterna ripide puntarette che ci sfiancano a brevi spianate che ci permettono di apprezzare la Val Lagarina dall'alto e tirare un po' il fiato. Meno male che non abbiamo affrontato questo tratto di camminata ieri, non ce l'avremmo mai fatta con il livello di stanchezza che avevamo! Durante la scalata ci appare, dall'altra parte della valle, la chiesa della Madonna della Corona, che stupisce i non-veronesi, arroccata com'è sulla roccia: in un futuro GR VR si potrebbe passare anche da qua ed affrontare i 1740 gradini ed i 600 mt di dislivello che dividono il santuario al fondovalle. Penetrando ancora di più nel bosco, il sentiero si allarga, diventando quasi una strada forestale, l'ascesa si fa più semplice ed appaiono i primi segnali che indicano le cascate di Breonio, nella vallata del rio Paraìso: la tentazione di vedere le cascate c'è, ma non sappiamo niente del sentiero per raggiungerle e soprattutto non abbiamo voglia di camminare chilometri extra dopo le due ultime giornate spaccagambe. Così, dopo un paio di km dalle indicazioni per le cascate, arriviamo a Breonio, piccola località della Lessinia caratterizzata dalle costruzioni in pietra locale, dalle case a chiese, fontane e recinti. Un caffè e un gelato sono d'obbligo dopo tutta questa salita, ce la prendiamo con calma e gironzoliamo tra le corti del paesino, visitando anche l'antica chiesa di San Marziale, che presenta dei bei affreschi del cinquecento. A Breonio, normalmente sonnolenta, si percepisce un certo movimento, nonostante la giornata nuvolosa in pianura staranno morendo dal caldo e saranno tutti saliti in montagna per respirare un po' d'aria fresca e pura!

 
La vista sulla val d'Adige

 
Affreschi della chiesa di San Marziale di Breonio

Ci lasciamo alle spalle Breonio con una certa allegria, si scende di nuovo! Dopo un chilometro ci imbattiamo nel piccolo borgo di Gorgusello, un semplice ma affascinante agglomerato di case antiche, sempre costruite con pietra dei Lessini, e proseguiamo verso Molina. Come si può intuire dal nome, quest'incantevole borgo medievale è così chiamato per la presenza di mulini che sfruttano l'acqua delle numerose sorgenti della zona. In epoca antica ce n'erano ben 17, che servivano per la macinazione di cereali e noci, la forgiatura del ferro e la lavorazione della lana, mentre oggi ne sono rimasti solo alcuni, che fortunatamente riusciamo a vedere lungo il nostro cammino. A Molina ritroviamo molta più gente che a Breonio perché l'attrazione principale del paese è il Parco delle Cascate, che richiama ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo: le cascate di Breonio ce le siamo perse, ma queste no, una visita è d'obbligo!
Purtroppo, la strada per raggiungere le cascate è una ripida discesa che - già lo sappiamo - al ritorno dovremo risalire… ma siamo ben intenzionati a visitarle ste benedette cascate! Dopo la coda alla biglietteria ci dedichiamo a ciò che più ci piace, mangiare! Riempito lo stomaco cominciamo la visita del parco, che per alcuni si rivelerà assai corta. Dopo tre o quattro cascate - le più vicine - Andrea, Karam e Maurizio si dedicano alla seconda cosa che più gli piace, riposare! All'ombra e a fianco di uno dei ruscelli che attraversano il parco, lo scroscio dell'acqua concilia il sonno… zzzz… Gli altri invece vanno in esplorazione, Jonathan si diverte un mondo con l'altalena sulla Cascata Nera, Santiago visita le grotte e la zona archeologica, Nicky si gode la vista sulla valla circostante mentre io cerco un sentiero alternativo che colleghi il parco con il sentiero della Val Sorda senza dover risalire troppo. Purtroppo il sentiero vecchio è invaso dai rovi, abbandonato dai tempi della creazione del parco, e per raggiungere la Val Sorda saremo costretti a salire e scendere a fondo valle. Ne parlo con gli altri ragazzi del gruppo e decidiamo che no, non ne vale la pena di fare questo saliscendi, quindi abbandoniamo l'idea di tragitto che avevamo pensato all'inizio e ne studiamo uno alternativo. Aprendo la mappa notiamo una piccola strada asfaltata che ci porterebbe fino a contrada Spiazzo, vicino a Cerna: da lì al Ponte di Veja, meta della giornata, non ci sono molti chilometri, quindi optiamo per questo piano B.

 
Il sentiero di Gorgusello

 
I molini di Molina

 
Jonathan si diverte un sacco nel Parco delle Cascate!

 
Panorama del Vajo del progno di Breonio e di Fumane

Lasciamo il parco  con tristezza, la bellezza delle cascate rimarrà impressa nei nostri occhi per le prossime ore di cammino. Raggiunta nuovamente Molina con fatica, seguiamo una stretta strada asfaltata che segue il fianco della montagna, senza mai impennarsi con faticose salite. Nei successivi cinque chilometri incrociamo solo due macchine e un trattore, questa strada è mezza abbandonata e solo la gente del luogo la usa. Anche un ciclista ci sorpassa, ma dopo poco lo riprendiamo: ha bucato, noi lo aiutiamo a rimettere a posto il copertone… attrezzati sempre a tutto! Ad un certo punto, a bordo strada, avvistiamo ciò che sarà la più grande passione del viaggio per Karam, le balle di fieno! Lui, Santiago e Jonathan cominciano ad arrampicarcisi sopra, giocando come bambini, facendosi innumerevoli foto in mille posizioni diverse. In fondo, siamo tutti bambini. Arrivati a località Spiazzo cerchiamo qualcuno per delle dritte sulla strada da seguire, la cartina non segnala alcun sentiero, in strada non c'è nessuno, nemmeno un'anima, ma all'improvviso spunta una faccia dalla finestra di una casa. Un anziano signore ci spiega che per raggiungere Vaggimal bisogna superare una collina, il sentiero è giusto ad un centinaio di metri dal paesino, poi ci da altre indicazioni su come seguire il sentiero, ma noi ce le dimentichiamo dopo duecento metri: insomma, in una maniera o nell'altra arriveremo in cima alla collina e poi vedremo Vaggimal là sotto.

 
I partecipanti di questo viaggio sono solo dei bambini!

 
Classico paesaggio dei bassi Lessini

Il sentiero lo troviamo, poi tagliamo per i prati come suggerito dall'anziano di Spiazzo. Non sappiamo come, ma dopo aver camminato a caso per un po' troviamo una specie di stradina che ci porta vicino ad una casa. Veniamo accolti dall'abbaiare furioso di tre cani, che corrono verso di noi ad alta velocità. Con qualche grido provvidenziale il padrone richiama gli animali con sé e noi ci tranquillizziamo, fino ad avvicinarsi a lui per chiedere ulteriori informazioni sul cammino. Il signore ci sorprende con un tesoro: una cassetta piena di tartufi, che lui sta pacatamente pulendo. Ecco cosa servivano i cani, a trovare i tartufi! Noi speriamo in qualche dono speciale, ma il signore ci dona solo delle preziose informazioni sulla strada da prendere. Raggiungiamo la cima della collina con facilità, intravediamo la frazione di Vaggimal più sotto e ci lanciamo nuovamente tra i prati sperando di poter risparmiare qualche centinaio di metri di camminata. In verità non facciamo altro che perdere ulteriore tempo, perché ci ritroviamo a strapiombo su una cava di marmo, peraltro interessante, che siamo costretti a costeggiare per tutta la sua lunghezza per ritrovare il sentiero che ci porterà fino alla strada provinciale e quindi Vaggimal. Vaggimal è una caratteristica località della bassa Lessinia, ritroviamo le case ed i lavatoi in pietra, le piccole corti, la tranquillità e i ciliegi, ma noi ce la godiamo per poco tempo, vogliamo arrivare il prima possibile al Ponte di Veja, cominciamo ad avere fame. A tal proposito chiamo mia madre, si trova li vicino e le chiedo di portare pasta per tutti, di negozi aperti non ce ne sono sul cammino, se non con una deviazione, che non abbiamo molta voglia di fare. Ci incamminiamo nuovamente, la strada scende verso le contrade più antiche di Vaggimal ed infine entriamo in un bosco, dove seguiamo una strada forestale, che sbuca proprio ad un centinaio di metri dal Ponte di Veja.

 
Scorciatoie in mezzo ai campi...

 
Tipica casa con pietra dei Lessini

Notiamo subito il grande castagno vicino alla locanda, soprannominato il Castagno di Dante: esistente già dal 1300, si dice che sotto i suoi rami si sia riposato Dante, che visitò il Ponte di Veja durante il suo esilio a Verona e che lo ispirò per le Malebolge. Poco dopo il nostro arrivo avvistiamo mia madre, in compagnia di mia nonna, con un gran pentolone e un sacco pieno di pane: la cena! Il pentolone è pieno zeppo di pasta al pomodoro, ci avventiamo come lupi mannari sul cibo e cominciamo il gran banchetto. Vengono divorati quasi due chili di pasta, avevamo fame? Meno male che la mia famiglia è venuta in appoggio culinario, ci voleva una mangiata così! Annaffiamo il tutto con una buona birretta della locanda, così, sazi e dissetati, cerchiamo un posto dove piantare le tende. Dopo un po' di girovagare optiamo per l'opzione più ovvia, intorno alla capanna "preistorica", una riproposizione di un'abitazione nella quale avrebbe dovuto vivere l'uomo durante il Paleolitico: se quel posto andava bene per loro, andrà benissimo anche per noi. Dopo aver piantato le tende ci dedichiamo all'esplorazione del sito: il Ponte di Veja è un grande ponte naturale di quaranta metri, che in antichità dev'essere stata una grotta carsica, erosa nel tempo dall'acqua nella sua parte più inferiore, più fragile, e della quale è rimasta quindi solo la parte superiore, che oggi assomiglia ad un ponte. Rimaniamo tutti impressionati dal sito, soprattutto Santiago, appassionato di archeologia, che si emoziona quando viene a sapere che la zona del ponte era abitata sin dall'epoca paleolitica. Il tramonto, la natura a tratti selvaggia, l'eleganza e l'imponenza del Ponte di Veja ci ammaliano e per qualche minuto ce ne stiamo in silenzio ad osservare la creazione di Madre Natura. Seguiamo nuovamente il ritmo della luce, corriamo dietro alle lucciole per una decina di minuti ed infine andiamo a dormire, soddisfatti per un'altra bellissima giornata di questo GR VR.

 
Sentiero verso il ponte di Veja, con i classici lastroni di pietra

 
La fame, placata da un pentolone di pasta portata da mamma e nonna!

 
Il ponte di Veja visto dall'alto

 
Proprio come veri uomini preistorici!
 

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