martedì 9 febbraio 2016

Giorno 2, Negrar - Forte Hlawaty (Ceraino) (9 luglio 2015)

Giorno 2, Negrar - Forte Hlawaty (Ceraino) (9 luglio 2015)

La sveglia è, come sempre sarà in questo viaggio, traumatica. Il letto, il divano e il pavimento sono troppo comodi e tutti sembrano voler ritardare la partenza della seconda tappa, ma anche oggi la giornata si prospetta molto calda e non possiamo permetterci di camminare quando il sole è troppo alto. La giornata è sì calda, ma almeno non è afosa come ieri, le colline intorno a Negrar si possono ammirare in tutta la loro bellezza senza quel fastidioso effetto patinato dell'eccessiva umidità. La camminata comincia subito in salita, bisogna oltrepassare il colle della Masua, percorrendo piccole strade asfaltate che affiancano antiche corti rurali e nuove villette dalle viste mozzafiato, sempre immerse nei vigneti. L'uva non è ancora pronta, sennò ci sarebbe un'abbuffata, mentre d qualche albero riusciamo a rifornirci di piccole e dolci albicocche. Scendendo dal colle, arriviamo a San Floriano, paesello famoso per il vino e per l'antica pieve. Il vino non riusciamo ad assaggiarlo, le cantine sono ancora chiuse, ma la pieve la visitiamo, grazie ad un colpo di fortuna: il portale d'accesso è chiuso, ma incontriamo il sacerdote, che affascinato dall'impresa a piedi, ci apre la pieve e ci permette di entrare al suo interno. Si tratta di una bella chiesa romanica, con una possente torre campanaria, un chiostro elegante e un interno a tre navate, incolonnato e con qualche affresco ancora visibile. Dopo la visita della chiesa, Andrea ci porta a villa Lebrecht, la sede dell'università di enologia nella quale ha studiato, un elegante palazzo del XVI secolo. In mezzo a tutte queste bellezze ci sta una pausa gelato, prima di ricominciare il cammino verso le colline a nord di San Floriano.


 Le colline dietro a Negrar


Si cammina tra gli uliveti

La pieve di San Floriano

Baldanzosi proseguiamo su larghe strade di campagna, dove purtroppo non incontriamo neanche un filo d'ombra, i vigneti sono bassi e non possono coprirci dal sole, ma il panorama che ci si presenta man mano che saliamo per il colle, il monte Surbano, ripaga lo sforzo fatto sotto il sole cocente: si vedono bene il colle della Masua, San Pietro in Cariano, le colline di Sant'Ambrogio di Valpolicella e le strette valli che partono verso nord in direzione dei Lessini, il tutto immerso nel verde sgargiante dei vigneti, disposti ordinatamente in lunghissimi filari. La salita non dura molto e dopo poco tempo ricominciamo a scendere, raggiungendo il paese di Fumane, giusto in tempo per trovare ancora un negozio di alimentari aperto per comprare qualcosa per il pranzo. Ci fermiamo a mangiare vicino al municipio, alla fermata del bus, sotto l'ombra di un albero che abbassa di un paio di gradi la torrida temperatura della giornata. Ci stendiamo comodamente per terra e sulla piccola panchina, la pennichella dopo il pranzo ci sta: dobbiamo dare l'aria di gente estremamente stanca che sta aspettando l'autobus, perché un paio di persone si fermano e ci consigliano di aspettare in un'altra fermata, molto più servita dai bus. L'ultimo che si ferma ci invita addirittura ad entrare nel municipio per riposarci ed usare i bagni: non ci chiediamo se è possibile, ma il signore davanti a noi ci risponde che non c'è nessun problema, in fondo lui è… il sindaco di Fumane! Ah beh, come declinare un'offerta così allettante! L'interno del municipio è fresco, ci sistemiamo nella sala delle conferenze e lì riposiamo come dei gran signori, chi giocando a carte e chi dormendo alla grande.


Quest'anno il vino sarà buonissimo!


Persone stanche...


Ospitati nel Comune di Fumane!

Passate le ore più calde della giornata, riprendiamo a camminare e la strada si fa subito in salita, bisogna raggiungere il paese di Cavalo, a quota 600 mt. Il primo km di salita è una Via Crucis, nel senso che è proprio una Via Crucis, quella che porta verso il Santuario della Madonna delle Salette lungo delle ripide rampe di scalini fiancheggiate da alti cipressi: il santuario è stato costruito nell'Ottocento dalla popolazione locale per chiedere protezione alla Madonna dalla malattia della vite che distrusse gran parte dei vigneti della zona. La vista che si gode dal santuario è di tutto rispetto ed è con un bellissimo panorama stampato sugli occhi che continuiamo la nostra di Via Crucis, seguendo la vecchia strada asfaltata che portava a Cavalo, che ormai è stata abbandonata dalla maggiorpart  traffico. Noi ci godiamo la tranquillità della strada, affiancata da oliveti che ricordano a Karam la Palestina e la Siria, fino al piccolo abitato di Cavalo. Il cielo s'ingrigisce improvvisamente, minacciando addirittura qualche goccia, ma noi accogliamo positivamente quest'attimo di frescume, uno dei rari momenti con temperatura accettabile di tutto il viaggio. Il borgo pare un paese fantasma, non c'è anima viva in giro e le case in pietra danno la sensazione che il tempo qui si sia fermato secoli fa: l'unico segno di vita è dato dall'unico negozio aperto, un alimentari che razziamo come barbari affamati, bisogna comprare cibo per la cena e la colazione di domani. Chissà cosa avrà pensato il proprietario dopo aver visto l'irruzione nel negozio di sei camminatori provenienti da mezzo mondo! Visto che pesano poco, ci portiamo dietro anche un paio di meloni e un bottiglione di vino, a fine tappa bisognerà festeggiare l'arrivo di Jonathan, l'ultimo camminatore che manca ancora all'appello. Tra vigneti, oliveti, antichi lavatoi e lastre di pietra, arriviamo alla chiesa vecchia di Cavalo, una solida costruzione in pietra datata 1200, affascinante ed isolata dal resto del paese.


Il Santuario delle Salette


Il panorama dal santuario


Ladri di ciliegie professionisti: Nicky, Andrea e Karam


La chiesa vecchia di Cavalo

Ricevo la chiamata di Jonathan, ormai è arrivato a Monte dopo aver preso un aereo, due treni e camminato per nove km, ma noi abbiamo ancora mezz'ora di cammino per arrivare al paesino e ci diamo appuntamento sotto la chiesa. Il sentiero è facile, attraversiamo campi e boschi e ricominciamo a scendere fino ad arrivare al piccolo centro abitato. Jonathan è lì, che aspetta nel piccolo parco a fianco della chiesa: sono passati quattro anni dall'ultima volta che l'ho visto, ma non è cambiato per nulla, beh magari un po' di pancia in più ce l'ha… salta subito all'occhio la dimensione del suo zaino, minuscolo, è lui che vince il premio di mister Essenzialità del viaggio! Ci abbracciamo calorosamente e gli presento gli altri compagni di avventura, ora siamo in sette e il gruppo si fa ancora più allegro. Il sole comincia la sua parabola discendente e irradia le colline intorno a noi con toni caldi, mentre in lontananza riusciamo a scorgere le acque del lago di Garda, che brillano sotto i raggi del sole. Dall'abitato di Monte ricominciamo a camminare sulla vecchia strada militare, costruita in epoca austriaca, e raggiungiamo in una ventina di minuti il forte Mollinary, costruito anch'esso negli stessi anni, intorno al 1850. Del forte non rimane molto, delle esplosioni nel 1945 lo hanno ridotto per buona parte in macerie, ma è molto suggestivo. Ci divertiamo come bambini ad esplorare il sito, tra mura semi crollate, cunicoli e scale pericolanti, ma è il panorama che rapisce nuovamente i nostri occhi: il forte di Monte si trova su uno sperone roccioso del monte Pastello ed oltre alla pianura, si possono apprezzare il parco eolico del monte Mesa e soprattutto la Val d'Adige, o Val Lagarina, ricoperta dai vigneti e che, proprio nei pressi di Ceraino, si fa spettacolare, passando tra alte pareti rocciose.


La vista da Monte, con l'Adige e il lago di Garda


L'arrivo del Jonathan


Il forte di Monte


Panorama dal forte di Monte, si possono notare il forte di Rivoli e le prime pendici del monte Baldo

Dopo aver indossato i panni di Indiana Jones, proseguiamo per la panoramica strada austriaca, scendendo verso la Val Lagarina per un'altra ventina di minuti, per raggiungere un altro forte, quello di Hlawaty, meta finale della giornata. Rispetto al Mollinary, il forte Hlawaty è conservato molto bene, anche se vige in stato di abbandono, l'interno è un labirinto di corridoi e camerate, alcune delle quali completamente oscure, che si dispongono intorno ad un cortile centrale, invaso dalla vegetazione. Disturbiamo qualche pipistrello durante la nostra esplorazione, l'atmosfera del forte è misteriosa e l'idea di dormirci dentro ci rende euforici, ma anche un po' preoccupati. Storie di fantasmi e di esseri misteriosi che vivono nell'edificio abbandonato cominciano a frullarci per la testa, ma alla fine, dopo un'altra meravigliosa vista sulla val d'Adige dal tetto, che ci permette di vedere fino ad Avio, la bottiglia di vino e la frugale cena consumata in allegria, disponiamo i materassini e i sacco a pelo nei corridoi vicino all'entrata, stando vicini vicini, un po' intimoriti dalle strane ombre che i raggi della luna proiettano sul forte e dalle scritte sataniche che di tanto in tanto appaiono sulle pareti. L'unico che entra in tenda è Nicky, noi sfidiamo coraggiosamente l'ignoto e i mostri… domani mattina vedremo chi sarà sopravvissuto!


Vista dal forte di Ceraino sulla Val Lagarina


Camping nel forte


Si dorme pesantemente...

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